Carriere alias UniPg: le reazioni di ADI e Omphalos al nuovo regolamento
Il nuovo regolamento sulle carriere alias dell’Università degli Studi di Perugia continua raccogliere reazioni nel mondo accademico e associativo.
Dopo l’approvazione da parte del Senato accademico, arrivano i primi commenti da parte di ADI Perugia e Omphalos LGBTQIA+.
L'intervista alla Responsabile delle Comunicazioni ADI Celeste Novaro
Per approfondire l’impatto del nuovo regolamento sulle carriere alias sul mondo della ricerca universitaria, è stato raccolto il punto di vista di ADI Perugia attraverso la Responsabile delle Comunicazioni Celeste Novaro.
Ha sottolineato come uno dei principali cambiamenti riguarda la continuità dell’identità nel percorso accademico: «Il nuovo regolamento permette a ciascuna persona di autodeterminarsi con la propria identità nel corso di tutta la carriera accademica.»
Ha inoltre richiamato l’attenzione sulla dimensione della mobilità: «La nostra condizione precaria ci porta spesso a spostarci: se negli altri Atenei è stato fatto il lavoro che stiamo facendo a Perugia, diventa tutto più facile».
Ha aggiunto: «Sarà cosi possibile presentarsi nei contesti istituzionali, parlare ai convegni e firmare gli articoli attenuando le difficoltà del non riconoscersi nel genere assegnato alla nascita.»
L’estensione della carriera alias ai dottorandi viene definita dall’associazione «un progresso molto significativo», difatti ha potuto spiegare: «È un grande passo avanti che permette di sorpassare diversi tra gli ostacoli che ci troviamo quotidianamente ad affrontare avendo a che fare in modo così stretto con l’identità personale.»
Sottolinea però che il percorso non può considerarsi concluso: «C’è ancora del cammino da fare, ma riteniamo di essere sulla buona strada verso un’inclusione che consista anche nel riconoscere il valore e l’unicità di ogni persona.»
Tra gli aspetti maggiormente apprezzati dall’associazione viene infine indicata l’eliminazione dell’obbligo di certificazioni mediche, psicologiche o giuridiche dato che generalmente, come spiega Novaro: «L’unico modo per affermarsi è quello di medicalizzarsi.»
Novaro ha poi chiosato spiegando che l’obiettivo dovrebbe essere: «Non un curare in senso medico, ma un prendersi cura che si lega invece all’inclusione e al rispetto delle diversità.»
Infine ha concluso riflettendo sul futuro auspicato da ADI: «Ci auspichiamo un ambiente sicuro e senza violenze. In un mondo dove le logiche patriarcali continuano a sussistere l’accademia si presenta come luogo sicuro, ma la strada continua a essere lunga ed è dunque importante continuare a lottare contro ogni forma di discriminazione basata sul genere o sull’orientamento sessuale. Tale necessità è dimostrata, ad esempio, dalle critiche ricevute per l’affissione delle bandiere lgbtqia+ nelle nostre sedi.»
L'intervista al segretario Omphalos Roberto Mauri
Per approfondire le reazioni al nuovo regolamento, è stato intervistato anche Roberto Mauri di Omphalos LGBTQIA+.
«Il nuovo regolamento approvato dall’Ateneo di Perugia rappresenta un piccolo ma significativo passo avanti nella direzione del rispetto delle sensibilità di tutte e di tutti», ha dichiarato.
Secondo Mauri, il regolamento ha una doppia natura: amministrativa e culturale.
Infatti ha affermato: «È certamente una misura amministrativa. Tuttavia, un atto formale può porre le basi per un cambiamento culturale successivo.»
Sul ruolo dell’università, ha aggiunto: «L’università ha il compito di dare l’esempio, dimostrando che strade diverse da quelle abituali sono possibili e praticabili. In un luogo di formazione e ricerca si contribuisce a costruire il futuro del Nostro Paese.»
Tra i punti più rilevanti del regolamento, Mauri evidenzia l’eliminazione delle certificazioni mediche: «L'eliminazione dei certificati depatologizza la condizione della persona nei fatti, al di là delle buone intenzioni.»
Infine, sul possibile impatto oltre l’ambito accademico ha chiosato: «Tutte le critiche che vengono mosse contro la carriera Alias sono fumose. L’Università di Perugia, il suo Rettore, il Senato accademico, sono stati capaci di parlare con onestà e trasparenza con le associazioni ed è proprio attraverso questa esperienza di scambi, di ascolto e di attenzione che è nato questo percorso.»