Venti di pace da Hiroshima
«Ora sono diventato Morte, il distruttore di mondi» disse, citando Bhagavad Gita, nel 1945 Oppenheimer, una delle menti dietro le bombe atomiche, riflettendo sull'impatto delle sue azioni e sulla potenza distruttiva dell'ordigno appena creato.
A ottantuno anni dalla distruzione di Hiroshima e Nagasaki, la memoria della prima e seconda bomba atomica utilizzate in guerra continua a interrogare il mondo sul rapporto tra conoscenza, responsabilità e futuro dell'umanità.
Dopo lo sgancio delle bombe da parte degli USA e la resa del Giappone l'umanità ha vissuto decenni di guerra fredda fino ad oggi in cui ancora il mondo è caratterizzato da guerre, distruzione e morte.
In questo scenario si inserisce la partecipazione del Rettore dell'Università degli Studi di Perugia, Massimiliano Marianelli, alla VI University Presidents for Peace Conference, ospitata il 6 agosto dalla Hiroshima University.
Data fondamentale dato che il 6 agosto 1945, alle ore 8:15, il bombardiere statunitense Enola Gay sganciò sulla città giapponese la bomba atomica "Little Boy", causando una distruzione senza equali uccidendo 140.000 civili inermi tra morti immediate e postume per effetti delle radiazioni.
Tre giorni dopo, il 9 agosto, un secondo ordigno colpì Nagasaki causando 40.000 morti immediate e molti altri per via delle radiazioni.
Oggi Hiroshima è diventata non soltanto un luogo della memoria, ma anche un simbolo internazionale della necessità di prevenire nuovi conflitti e promuovere una cultura della pace.
La presenza dell'Università degli Studi di Perugia alla conferenza si inserisce nel progetto "Università, Ponti di Pace" e nel percorso della Carta di Assisi, sottoscritta dall'Ateneo insieme ad altre università italiane e internazionali.
Questo è un impegno che richiama il ruolo storico delle università come luoghi di ricerca, formazione e confronto tra culture differenti, dunque come luogo di conoscenza tra la propria realtà e quella diversa che tuttavia è uguale in quanto composta da popoli fratelli di uno stesso globo.
Fin dai primi mesi di mandato, il Rettore Marianelli ha fatto della pace uno degli assi portanti dell'azione di governo dell'Ateneo.
A Hiroshima infatti l’Ateneo ha portato la testimonianza di un'università che unisce ricerca, formazione e responsabilità sociale e che crede che la conoscenza, quando è accompagnata dalla coscienza, sia essa stessa strumento di pace.
L’Ateneo perugino ha anche vere e proprie radici storiche in una terra legata a figure che hanno posto il dialogo, la pace e la responsabilità civile al centro del proprio pensiero, da Francesco d'Assisi, simbolo universale della pace, fino a Aldo Capitini, filosofo della nonviolenza e promotore della prima Marcia della Pace Perugia-Assisi.
L'incontro è stato anche un'occasione per rafforzare le relazioni con il mondo accademico giapponese e per avviare nuove collaborazioni con gli atenei partecipanti.
La partecipazione dell’Università degli Studi di Perugia alla conferenza di Hiroshima rappresenta quindi non soltanto un momento di confronto internazionale, ma anche un richiamo alla responsabilità del sapere
Oggi che si è ancora in una fase storica ancora segnata da conflitti e tensioni globali, il ruolo delle università non si limita alla produzione di conoscenza, ma comprende anche la capacità di orientarla verso il dialogo, la cooperazione e la costruzione della pace.
A Hiroshima, luogo simbolo della memoria del Novecento, la ricerca accademica ha incontrato così una sfida ancora attuale: trasformare il sapere in uno strumento al servizio dell’umanità.