Umbria Vai: tra agevolazioni e soglia ISEE
Per anni essere classe media ha significato poter contare su una certa stabilità: un reddito sufficiente a sostenere le spese quotidiane, una casa, l'istruzione dei figli e possibilità di risparmio.
Oggi, però, quella stessa stabilità appare meno scontata.
L'aumento del costo della vita ha reso più difficile far quadrare i bilanci familiari e anche spese apparentemente ordinarie possono incidere significativamente sul reddito disponibile.
In tale contesto in Umbria è da poco nato lo scontro riguardante un diritto nazionale: il servizio di trasporti pubblico.
La Regione Umbria ha da poco introdotto l’abbonamento annuale per il trasporto pubblico (Umbria Vai) per studenti e studentesse delle scuole a 70 euro annui con un ISEE inferiore a 30 mila euro.
Per gli studenti universitari non sussiste la limitazione di ISEE.
Il bonus è stato sostenuto anche da ADiSU Umbria con un impegno finanziario fino a 300.000 euro l'anno facendone il secondo finanziatore dopo la Regione Umbria.
Tale investimento dell'Agenzia per il Diritto allo Studio Universitario dell'Umbria è stato possibile grazie ad un'oculata gestione delle risorse dell'Ente che ha permesso il finanziamento per la comunità studentesca a favore dell'ottica secondo cui investire nella mobilità significa investire direttamente nel diritto allo studio rendendo più semplice l'accesso ai luoghi di studio per migliaia di studenti e studentesse.
Consente viaggi su bus urbani ed extraurbani, linea ferroviaria Sansepolcro – Terni e Perugia Ponte San Giovanni – Perugia Sant’Anna (Trenitalia), Mini Metrò e funicolare Orvieto.
Una misura che punta a sostenere le famiglie con minori possibilità economiche, ma che ha aperto una discussione su chi rimanga escluso dall'agevolazione e, soprattutto, su quanto una soglia ISEE sia sufficiente a rappresentare la condizione economica di una famiglia.
Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Nicola Volpi a tal proposito ha proposto una mozione urgente che tuttavia è stata respinta ed è intervenuto affermando: «Se da un lato si dichiara di voler incentivare l’uso del mezzo pubblico a Perugia e promuovere la mobilità sostenibile tra i ragazzi dall’altro si introduce una soglia ISEE a 30 mila euro che esclude una porzione decisiva della comunità.»
D'altro canto è intervenuto anche l’assessore alla Mobilità del Comune di Perugia Pierluigi Vossi: «Considero questa misura un investimento concreto anche per Perugia: più studenti sui mezzi pubblici significa meno auto davanti alle scuole, meno traffico, meno emissioni e un aiuto reale alle famiglie.
Il ceto medio merita certamente attenzione e risposte alle difficoltà del costo della vita.
Aiutare maggiormente chi ha meno non significa penalizzare chi ha di più.
Significa usare le risorse pubbliche per ridurre le disuguaglianze, garantire il diritto allo studio e costruire una mobilità più sostenibile.»
L’ISEE di 30 mila euro rappresenta un dato economicamente e socialmente vantaggioso?
Per capire chi rimane fuori dall'agevolazione occorre innanzitutto chiarire che l'ISEE non coincide con lo stipendio o con il reddito annuale di una persona, entrano i redditi e una parte del patrimonio della famiglia, ma anche la sua composizione.
Secondo l’INPS l’ISEE medio italiano del 2025 è di 17.600 €.
A livello territoriale, il valore medio si colloca intorno ai 19 mila euro portando dunque la soglia dei 30 mila ad essere superiore.
Tuttavia tale dato da solo non rappresenta la ricchezza complessiva dei cittadini umbri e non indica prettamente se i 30 mila euro siano o meno vantaggiosi per le famiglie.
Vedendo la quota umbra di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2025 scende al 13,5% inferiore alla media italiana pari al 22,6% ma tuttavia la regione risulta a rischio povertà monetaria dato che l’11,3% delle persone residenti ha reddito netto equivalente inferiore a 13.237 euro.
Inoltre, lo stipendio medio dei lavoratori dipendenti umbri si attesta sui 20.993 euro contro i 23.630 euro della media nazionale e il reddito pro capite (per persona) è di 22.525 con disparità tra Terni con 20.661 euro e Perugia con 23.156 euro.
Il quadro che emerge è quindi quello di una regione che non presenta livelli di povertà superiori alla media nazionale, ma nella quale i redditi da lavoro e il reddito disponibile risultano comunque inferiori ai valori medi italiani. È proprio in questo spazio intermedio che si colloca la questione del ceto medio: una condizione economica distante dalla povertà, ma non necessariamente caratterizzata da un'ampia disponibilità di risorse.
A completare il quadro è il dato sulla capacità di risparmio.
Nel 2024 in Umbria sono stati accantonati 1,208 miliardi di euro, pari a 1.418 euro per abitante, contro i 1.918 euro della media italiana con una propensione al risparmio inferiore: 6,30% in Umbria contro l’8,28% nazionale.
Il dato mostra quindi una situazione intermedia: l’Umbria presenta un rischio di povertà inferiore alla media italiana, ma le famiglie riescono a mettere da parte meno reddito.
Una misura conveniente, ma una soglia discutibile?
Sul piano economico l’agevolazione appare difficile da mettere in discussione dato che i 70 euro permettono alle famiglie di ridurre sensibilmente il costo del trasporto pubblico, con un risparmio che può arrivare a diverse centinaia di euro rispetto agli abbonamenti ordinari.
Risponde dunque concretamente all'obiettivo prefissato di rendere accessibile la mobilità per gli studenti.
Il punto più controverso riguarda invece la soglia ISEE.
Stabilire un limite consente di concentrare le risorse pubbliche sulle famiglie individuate come maggiormente bisognose, evitando di trasformare l’agevolazione in un beneficio indistinto.
Tuttavia, una soglia rigida può creare una differenza netta tra nuclei familiari che si trovano in condizioni economiche non necessariamente molto diverse.
Alla luce dei dati sul reddito, sugli stipendi e sulla capacità di risparmio delle famiglie umbre, la discussione non riguarda quindi tanto la convenienza dei 70 euro, quanto il criterio.
Ciò porta al quesito: quanto deve essere ampia la platea di una misura pensata per sostenere il diritto allo studio e la mobilità, e fino a che punto è opportuno concentrare le risorse sulle fasce economicamente più fragili?