Tre domande al Papa: i giovani interrogano Leone XIV ad Assisi
Fin dalle prime ore di giovedì 6 agosto la piazza della Porziuncola, a Santa Maria degli Angeli, è gremita di giovani giunti da tutta Europa e dal mondo per il GO! Franciscan Youth Meeting, il grande Incontro internazionale promosso nell'Anno dell'VIII Centenario del Transito di San Francesco, che per quattro giorni ha trasformato Assisi nel cuore della gioventù francescana. L’aria che si respira è quella di festa. C'è letizia e attesa per l'arrivo del Pontefice a chiudere - ma sarebbe più giusto dire a rilanciare - un cammino di fraternità che ha portato oltre 2.500 ragazze e ragazzi lì dove San Francesco comprese la propria vocazione.
«Provate ora a immaginare, per un momento, il luogo dove ci troviamo, otto secoli fa». Con queste parole Papa Leone XIV ha aperto l’incontro in cui ha risposto alle domande di tre giovani. Nello stesso luogo dove 800 anni fa si erano radunati con Francesco centinaia di giovani frati da tutta Europa, oggi c’è Karolina, una ragazza di Zagabria, che chiede a Leone come restare testimone credibile della fede in un mondo che cambia in fretta.
Essere oggi testimoni di Cristo è tanto affascinante quanto impegnativo: significa aprire mente e cuore oltre le paure alimentate - sono parole del Papa - dalla «cattiva informazione» e dai «muri del pregiudizio». Ed è qui che Leone XIV ha lanciato l’esortazione più diretta: alla cultura della potenza i giovani sono chiamati a preferire quella dell'amore. Una scelta controcorrente, difficile da far accettare, radicale come lo fu quella di Francesco.
Nello stesso luogo dove 800 anni fa si erano radunati con Francesco centinaia di giovani frati da tutta Europa, oggi ci sono Giovanni da Bologna e Luigi da Paternò. Anche loro riflettono sulle difficoltà che accompagnano il nostro tempo: la “cultura del provvisorio”, dove tutto è temporaneo, effimero, instabile, che porta, per usare la metafora evangelica, «a mettere mano all'aratro e volgere indietro lo sguardo», cioè alla paura del rimpianto; e la crisi che attraversa la Chiesa e alla quale bisogna far fronte superando ciò che impedisce agli uomini di camminare insieme, di ispirarsi, aiutarsi e correggersi a vicenda. Solo a quel punto ha concluso Leone «parleremo della Chiesa con l’affetto col quale si parla di una Madre, perché riconosceremo di appartenerle».
Nello stesso luogo dove 800 anni fa si erano radunati con Francesco centinaia di giovani frati da tutta Europa, oggi, migliaia di ragazzi - credenti e non - chiedono di essere protagonisti della propria storia, oltre la fatica della frammentazione e la paura della solitudine. I quattro giorni del GO! Franciscan Youth Meeting li hanno visti impegnati in workshop e laboratori partecipativi su pace, ecologia integrale, economia fraterna, arte, comunicazione, giustizia sociale, vocazione e fraternità: momenti preziosi durante i quali i ragazzi hanno preso la parola, condiviso idee e costruito insieme una carta missionaria da riportare nei propri Paesi. È forse questo il dono più grande che Assisi consegna ai giovani - lo stare insieme, l'ascolto, le amicizie che nascono - un antidoto all'isolamento che la tecnologia, nella nostra epoca, alimenta.
E infine, dopo l'omelia, l'invito che il Santo Padre rivolge alla giovane folla è di raggiungere i margini, dove la prepotenza di pochi calpesta i sogni di molti, e di prendere il largo per esplorare strade sconosciute di cui non si posseggono ancora le mappe, perché è questo il vero senso del meeting dedicato alla gioventù francescana, da cui il titolo Go! ovvero Andate! Andate là dove pochi hanno avuto il coraggio di spingersi, abbandonando i sentieri già battuti per aprirne di nuovi. In fin dei conti è proprio la sua umanità, quella che lo portò a lasciare tutto, che ci attrae ancora di Francesco. «Votatevi, cari giovani, alla civiltà dell’amore» e poi «Unite le migliori energie della vostra magnifica umanità – gli studi, le competenze, il lavoro, le amicizie, l’amore, la preghiera – attualizzando in modi diversi la visione di Francesco». Questo il monito con il quale Papa Leone ha salutato Assisi e i tanti giovani arrivati per lasciarsi ispirare dalla testimonianza del Poverello assisiate.