Uno sguardo differente: PerSo Film Festival 2026
È finita da qualche giorno la XII edizione del PerSo Film Festival e ci ha lasciato con qualche domanda in più, su ciò che siamo e sull’importanza del cinema per raccontare storie.
Il PerSo, acronimo di “Perugia Social Film Festival”, è il festival del cinema documentaristico che ogni anno a cavallo tra settembre e ottobre raccoglie le testimonianze di persone desiderose di raccontare una storia, a volte proprio la loro. Queste storie, raccolte nelle diverse sezioni del festival - PerSo Award, PerSo Short Award, Spazio Umbria e Fuori Concorso - prendono vita sugli schermi dei tre cinema simbolo del Centro Storico: lo Zenith, il Méliès e il PostModernissimo. Insieme, queste sale disegnano sulla mappa un vero e proprio triangolo dell’evento, un contenitore che accoglie proiezioni, masterclass e ambienti immersivi.
“DIFFERENTE NON INDIFFERENTE”
A racchiudere l’animo sociale del festival è la frase che per quest’anno è stata scelta “differente non indifferente” e che si collega al tema, sempre scelto per quest’anno, della memoria e della speranza. A raccontarcelo è stato il direttore artistico stesso, Giovanni Piperno, intervistato dalla redazione di ADiSU News.
Per quanto riguarda la scelta del tema, ci parla del volto del festival, quello di Soraya, protagonista e co-regista del lungometraggio A Fox Under a Pink moon, proiettato in pompa magna al cinema Zenith durante la prima serata.
«Abbiamo messo Soraya perché quel film ha questa forza che l’arte aiuta a combattere. Per lei fare il film ed essere artista è stato nutrimento per andare avanti e farcela. Il senso è quello, la cultura e il cinema finché resistono aiutano le persone e quindi Speranza. Memoria perché le persone per capire il presente devono guardarsi dietro e, anche se sono un po' pessimista per l’essere umano, forse capire il passato ci aiuta»
Due parole che si legano l’una all’altra e che probabilmente vivono in una sorta di simbiosi linguistica. Un fatto che, come ci fa notare Piperno, accade con i due film cardine di quest'anno: NAZA e All I Had Was Nothingness. Shoah per Lanzmann. Due lungometraggi che hanno «un atteggiamento di sforzo per ricordare cosa è successo nella speranza che qualcosa si muova, cambi». Un film - NAZA - che è stato proiettato gratuitamente nelle sale del cinema Zenith e PostModernissimo, registrando in entrambe un sold out che si accoda alla notizia del dominio del film al box office italiano.
LA PRESENZA DEI RAGAZZI
Il PerSo Film Festival di anno in anno registra una tendenza in crescita per l'affluenza e qualità dei film, affermandosi sempre di più come festival internazionale. Rimane stupito e contento il direttore artistico nel vedere tanti giovani recarsi alle proiezioni «se vengono vuol dire che stiamo facendo le cose nella maniera giusta»: un po' per i temi portati e un po' per il suo essere militante, i ragazzi sono attirati da questo evento di dieci giornate.
«Siete la linfa del mondo che verrà» è la frase iniziale del discorso che si è aperto, riguardante la presenza di ragazze e ragazzi anche dentro l’organizzazione del festival, con le due giurie – una universitaria per il “PerSo Student Award” e una del liceo scientifico G. Galilei per il premio “La Settima Ora” – e con lo staff di volontari. Una linfa che il cinema, pellicola dopo pellicola, ha il potere di alimentare e mantenere viva, come dimostra la storia di Soraya e di tanti altri giovani che nella settima arte trovano motivi di speranza.
Attraverso la forza delle immagini in movimento, il PerSo si riconferma un presidio di comunità, inclusione e condivisione ben radicato a Perugia. E, mediante il palinsesto, ogni spettatore nelle dieci giornate del festival è riuscito a esplorare le proprie dimensioni intime e vicine alla propria sensibilità, per poi aprirsi al confronto una volta terminata la visione. Le sale sono diventate così i luoghi in cui l’opera proiettata viene discussa creando un clima di confronto tra le poltrone del pubblico, reso possibile anche grazie alla presenza dei registi e tecnici che hanno creato alcune tra le pellicole in concorso.
Piperno non nasconde l’entusiasmo raccontandoci questo passaggio: «Per il pubblico, la magia più grande sta nel poter parlare direttamente con chi le opere le ha create, emozionandosi nel dialogo dal vivo con i registi e gli ideatori dei documentari».
Abbiamo così raccolto anche la voce di chi questo viaggio lo ha vissuto dall'interno.
IL “GIUSTO VALORE”
«Siamo abituati a consumare contenuti in streaming in solitudine. Tornare al cinema, per me, significa restituire il giusto valore al tempo. Sedermi come giurata e discutere di un documentario dopo la visione mi ha ricordato che ogni film non finisce con i titoli di coda»
Ci ha spiegato una delle studentesse della giuria universitaria.
È proprio a luci accese, dopo i titoli di coda, che la giuria universitaria - creatasi grazie alla collaborazione tra il festival e ADiSU – si ritrova per scambiarsi impressioni e sensazioni vissute durante la visione. Parole che ricalcano da vicino il pensiero di Giovanni Piperno, il quale ha sottolineato come entrare a far parte di una giuria sia prima di tutto un modo per immergersi nelle vite degli altri e aprire la mente a nuovi sguardi sul mondo.
Condividere con altre persone la visione di un documentario è un’attività stimolante, la visione dei dieci lungometraggi in concorso per il PerSo Student Award ha offerto ai ragazzi l'occasione di confrontarsi con vite ed esperienze diverse dalle proprie, interrogandosi sul valore delle storie raccontate.
I VINCITORI
PerSo Award: Como tù me ves di M Sin Titulo
PerSo Student Award: Redlight to Limelight di Bipuljit Basu
PerSo Short Award: A Left Behind di Yannis Karpouzis
Perso Short Jail: Milano Infetta di Tommaso Cohen
Premio La Settima Ora: Il Salotto di Micol De Angelis
Non servono grandi produzioni per fare del buon cinema: il PerSo ci ricorda che bastano una storia, la voglia di raccontarla e qualcuno disposto a lasciarsi parlare al cuore. Le storie degli altri diventano occasioni per mettere in discussione le nostre certezze. È anche in questa dimensione di ascolto che Perugia si dimostra come luogo di fermento culturale di un certo tipo e forse, dal punto di vista cinematografico, il Perugia Social Film Festival è l’espressione di questa cultura. Da qui nasce la speranza: dalla possibilità di non restare indifferenti di fronte a ciò che abbiamo visto.
Scritto da Giorgia Baruffa e Filippo Marozzi