UniPg vola con una monoposto a bioetanolo
C’è un motore che a Varano ha girato più forte di tutti ed è il talento e la passione degli studenti del dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Perugia.
All’autodromo ‘Riccardo Paletti’ di Varano de’ Melegari, a Parma, si è conclusa la XXI edizione della Formula SAE Italy, la competizione universitaria di design ingegneristico legata al motorsport. Tra i 1.660 studenti, provenienti da 19 Paesi diversi, c’era anche l’UniPg Racing Team, sceso in pista con una monoposto a bioetanolo che gli ha valso un ottavo posto nella classe 1CV (vetture a combustione), brillando nelle prove statiche e superando i severi test tecnici dei giudici internazionali.
RB26, questo il nome della vettura, è il frutto di un lavoro di squadra impeccabile tra le studentesse e gli studenti che, coordinati dal Prof. Francesco Fantozzi, hanno disegnato, sviluppato e costruito, integralmente all’interno dei laboratori dell’ateneo, una monoposto che fa della sostenibilità il proprio perno fondamentale.
Quello di quest’anno non è stato il primo successo, ma si inserisce all’interno di una serie di traguardi e obiettivi raggiunti nel corso degli anni, che dal 2010 - anno di fondazione - hanno portato la scuderia perugina a raggiungere risultati sempre più soddisfacenti, culminati nella preparazione attuale. Una preparazione a 360 gradi che li ha portati a conquistare il 4° posto nella Business Plan Presentation, il 5° posto nel Cost Event e il 9° posto nel Design Event.
Piazzamenti che dimostrano come la crescita non riguardi solo la meccanica o l’aerodinamica, ma l’intera gestione manageriale del progetto che coinvolge una squadra di circa 40 studenti, suddivisi tra i reparti tecnici (meccanica, elettronica, powertrain) e quelli gestionali (business e comunicazione). A coordinare le diverse attività sono Edoardo Meozzi, team leader e direttore tecnico, Alessandro Gambelunghe, chief financial officer, Stefano Valigi, capo officina, e i capi reparto Stefano Nicoloso, Metehan Mollaoglu, Edoardo Ragni, Caterina Tobanelli, Rachele Rocchini e Matteo Rosini.
A raccontarci come si passa da un foglio bianco alla pista di Varano è Edoardo, team leader del gruppo:
«Portare un prototipo in pista a Varano dopo appena nove mesi, partendo da un foglio bianco, è stato l’obiettivo più duro e ambizioso che potessimo darci. Non è stata una passeggiata, ma una sfida che ha messo alla prova le nostre doti ingegneristiche, costringendoci ad affrontare continue problematiche tecniche e a trovare soluzioni sul campo con le risorse a nostra disposizione. In questo percorso, si è rivelata fondamentale anche la parte di pianificazione e gestione delle risorse umane».
Quali sono state le sfide più grandi che avete dovuto affrontare?
«A livello tecnico, una delle sfide più complesse è stata la mappatura a banco del motore: partire da una centralina completamente nuova e creare una mappa con l'etanolo ha richiesto ore al banco e ore di studio, tentativi e precisione. Anche l'assemblaggio del veicolo è stato provante, ma ci ha dato una soddisfazione immensa: vedere prendere forma un'idea nata inizialmente su un foglio di carta, vederla uscire dallo schermo per portarla nella realtà esattamente come l'hai pensata e realizzata, è un'emozione che ripaga di tutti gli sforzi e le notti passate in officina. Ma la prova più grande si è giocata sulla tenuta umana del gruppo. Le difficoltà in officina di dover assemblare la macchina in tempi molto compressi e la tensione della gara poi ci hanno messo a dura prova; eppure, la coesione e lo spirito di adattamento tra di noi ci hanno permesso di fare quadrato, costruire la vettura e risolvere ogni problema imprevisto».
Tutto il team, racconta Edoardo, è soddisfatto dei risultati ottenuti nelle prove statiche e dei giudizi ricevuti, ma è un altro l'aspetto che più li inorgoglisce: «Sapere di competere contro team che dispongono di budget e risorse economiche nettamente superiori ai nostri. Vedere che, nonostante questo, i nostri avversari hanno riconosciuto e apprezzato la nostra determinazione, le nostre capacità tecniche e la nostra inventiva è ciò che ci rende più orgogliosi».
Ciò che gli studenti si portano a casa da Varano va oltre il semplice risultato sportivo: mesi di progettazione e lavoro di squadra che hanno trasformato, con dedizione, la teoria dei banchi universitari in qualcosa di concreto: «La gioia più grande è vedere qualcosa per cui hai speso tanto tempo e su cui hai impegnato tanta passione funzionare e camminare». E ancora: «È molto bello riuscire a portare finalmente alla pratica la teoria che impari la mattina in università, e ci dà la carica giusta per rimetterci subito al lavoro sugli obiettivi futuri che ci vedranno competere alla ricerca di risultati ancora più ambiziosi».
Il team leader allarga infine lo sguardo a ringraziare chi ha reso possibile il lavoro e lo ha sostenuto, a partire dallo stesso Prof. Fantozzi, che ha accompagnato i ragazzi nel percorso, al Dipartimento di Ingegneria e all'Università di Perugia, per le basi tecniche fornite e per tutte le risorse e le infrastrutture messe a disposizione, e ultimo ma non ultimo agli sponsor. «Senza nessuno di questi attori, non sarebbe stato possibile ottenere un risultato simile e mantenere in piedi il progetto», parole che segnano un traguardo importante, destinato già a trasformarsi nel punto di partenza per le prossime prove su asfalto.