Analfabetismo funzionale: una sfida ancora aperta
Saper leggere non significa sempre riuscire a comprendere pienamente un testo.
Il fenomeno dell’analfabetismo funzionale riguarda la capacità di orientarsi tra testi, dati e contenuti informativi, una competenza sempre più importante in una società in cui l’accesso alle informazioni è continuo e pervasivo.
Dalla lettura di un articolo alla comprensione di un documento, dalla valutazione di una fonte alla partecipazione consapevole alla vita pubblica, la capacità di interpretare ciò che si legge rappresenta uno strumento fondamentale in una società sempre più densa di informazioni.
Secondo l'ultimo rapporto OCSE del Programme for the international Assessment of Adult Competencies (PIAAC) in Italia, oltre un adulto su tre non riesce a comprendere ed analizzare testi complessi.
Con il 35% degli Italiani che rientrano nella categoria degli analfabeti funzionali l'Italia si posiziona ben al di sotto della media OCSE e si colloca agli ultimi posti della classifica solamente sopra a Cile, Lituania, Polonia e Portogallo ed in pari merito con nazioni come Israele, Spagna e Ungheria.
Solo il 5% degli italiani ha raggiunto un punteggio alto di competenze nella comprensione dei testi scritti, contro una media OCSE del 12%.
A tal proposito già nel Rapporto 2024 il Presidente Onorario dell'Accademia della Crusca Claudio Marazzini era intervenuto affermando: «Nella literacy, il 35% degli intervistati italiani (media OCSE: 26%) ha ottenuto un punteggio pari o inferiore al livello 1, il che significa una bassa competenza. Chi sta al livello 1, riesce a comprendere testi brevi ed elenchi organizzati, quando le informazioni sono chiaramente indicate, e unicamente in quel caso sa trovare informazioni specifiche e identifica collegamenti pertinenti. Chi sta al di sotto del livello 1 riesce al massimo a comprendere frasi brevi e semplici.»
Disparità tra Nord e Meridione: un divario nazionale
Nel Nord-Est la quota di analfabeti funzionali (21%) è inferiore alla media OCSE, mentre in tutte le altre macroaree le percentuali sono superiori, con un 28% al Centro e 30% nel Nord-Ovest.
Nelle regioni meridionali la quota invece aumenta ulteriormente fino a superare la metà della popolazione adulta con un 49% nel Sud e 53% nelle Isole, raggiungendo così quote paragonabili a quelle del Cile, l'ultimo stato della classifica OCSE.
Su questi è intervenuto Natale Forlani, presidente Inapp: «È evidente la stretta relazione tra competenze cognitive e sviluppo del Paese. I valori più bassi di competenze si concentrano nelle aree meno attrattive del Paese. Occorre investire per il recupero dei territori del Mezzogiorno.»
Parole che fanno trasparire un grande divario nazionale portato avanti da gran parte della storia d'Italia e da dover risanare efficacemente per raggiungere coesione sociale e culturale.
Divari generazionali ed educativi: l'impatto sul lavoro
Dato incoraggiante è che la quota di analfabeti funzionali è molto più bassa tra i laureati tra i 25 ed i 65 anni rispetto a chi ha solo un diploma o titolo di studio inferiore.
Tuttavia ciò si riflette anche sulle prospettive lavorative.
Solo il 14 % degli adulti con competenze al livello 1 o inferiore in literacy ha partecipato a corsi di formazione o aggiornamento nell’ultimo anno, contro il 62% degli adulti con competenze alte.
Si viene a creare così un circolo in cui chi ha meno competenze partecipa a meno formazione e dunque tende a rimanere indietro facendo così crescere il divario.
Inoltre tra i 25 ed i 65 anni, il tasso medio di persone occupate o in cerca di occupazione, è del 71%, ma scende al 60% per chi è un analfabeta funzionale.
Questo dato fa emergere che chi fatica a comprendere testi complessi ha anche meno opportunità di trovare e mantenere un lavoro stabile.