Università, la riforma dei concorsi: più autonomia agli atenei
La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha presentato un disegno di legge, attualmente all’esame della Camera dei Deputati, che interviene sulle modalità di accesso e reclutamento di ricercatori e docenti universitari.
L’obiettivo dichiarato dalla Riforma Bernini, Disegno di legge n. 2735 (DDL 2735), è quello di superare l’attuale sistema dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN), imposto dalla riforma Gelmini nel 2010, considerato da anni troppo complesso e lento.
Secondo il Ministero meritocrazia e trasparenza sarebbero le parole alla base del Disegno dato che punterebbe a ridurre la burocrazia ed a contrastare il fenomeno dei cosiddetti “concorsi pilotati”, ovvero procedure caratterizzate da nepotismo interno e favoreggiamento dei candidati.
Secondo il nuovo impianto, il sistema dell’abilitazione nazionale verrebbe eliminato e sostituito da una procedura basata su autocertificazione: i candidati dovrebbero dichiarare il possesso dei requisiti richiesti dai bandi attraverso una piattaforma ministeriale.
Tuttavia, tali requisiti non sono definiti in modo dettagliato nel disegno di legge, ma saranno stabiliti successivamente tramite decreti attuativi.
Le commissioni giudicatrici sarebbero composte da cinque membri, quattro esterni selezionati tramite sorteggio tra docenti qualificati del settore e uno interno all’ateneo che indice il bando.
Restano ancora da definire le modalità precise del sorteggio e i criteri di qualificazione.
Nella prospettiva ministeriale l’eliminazione dell’ASN e la sua sostituzione con una procedura basata su autocertificazione dei requisiti e concorsi gestiti direttamente dalle singole università dovrebbe semplificare l’accesso ai bandi e ridurre i tempi di attesa per i candidati dando alle università maggiore autonomia nella gestione delle selezioni, con la possibilità di bandire posti in base alle proprie esigenze.
Una riforma molto dibattuta: tra critiche e risposte ministeriali
La proposta ha già suscitato numerose critiche nel mondo accademico.
Associazioni di docenti, sindacati e numerose società scientifiche sostengono che le modifiche rischiano di produrre l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato dal governo, infatti sostengono che una maggiore discrezionalità delle singole università potrebbe favorire selezioni poco trasparenti aumentando il rischio di favoritismi, facendo dunque nascere “concorsi pilotati”.
A tal proposito era intervenuto il docente Andrea Crisanti chiosando provocatoriamente: «Io in quarant'anni di carriera non ero a conoscenza di un singolo concorso di cui non si sapesse in anticipo il vincitore».
Inoltre l'Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU) ha dichiarato: «Un solo membro scelto localmente basta e avanza per predeterminare il risultato del concorso: vincerà l’allievo del professore ordinario, per il quale è stato bandito».
Nel tema delle critiche sono intervenute anche forze politiche.
Alfredo D’Attorre (PD), Antonio Caso (M5S), Elisabetta Piccolotti (AVS) e Davide Faraone (IV) hanno spiegato la posizione delle opposizioni parlamentari:«Non chiediamo di introdurre ora il concorso nazionale, che è la proposta di prospettiva sulla quale convergono le forze di opposizione, ma almeno di non eliminare qualsiasi forma nazionale di verifica sulla qualità dei lavori scientifici dei candidati, scivolando verso una totale localizzazione dei concorsi universitari, con effetti molto gravi per la trasparenza ed efficacia delle procedure di reclutamento».
In risposta alle critiche la Ministra Anna Maria Bernini ha dichiarato: «Accolgo con favore l’invito delle opposizioni ad aprire un confronto sulla riforma del reclutamento.
Organizzeremo a breve un incontro strutturato: il sistema universitario italiano è un patrimonio comune e ogni intervento va costruito con attenzione e responsabilità».