Una tribù sul Monte Peglia. Cosa è Alturas Festival
Un festival che non esiste ancora, ma che ha già un nome, un’idea e un gruppo di ragazzi decisi a trasformarlo in realtà. Alturas Festival è il progetto con cui alcuni giovani del territorio vogliono sperimentare un modo diverso di vivere la cultura: tra musica, laboratori e momenti di incontro. Alla base del progetto c’è un’idea: è ancora possibile creare spazi in cui persone e linguaggi convivono senza etichette?
Dal 24 al 26 luglio il Parco dei sette frati, sul Monte Peglia, nella provincia di Terni ospiterà la prima edizione del festival. Nelle intenzioni degli organizzatori sarà uno spazio dedicato a musica e tante altre attività partecipative, costruito attorno al tema della libertà di espressione e partecipazione. Il punto di partenza non è un ufficio né uno spazio di coworking, ma una falegnameria di Perugia. È qui che prende forma F.A.M.O. – Falegnameria Artisti e Musicisti Organizzati – associazione di promozione sociale nata tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Prima ancora di essere una APS, però, era la Falegnameria Marri ad esistere, l’azienda di famiglia da cui tutto ha avuto origine. Azienda che ha dato il nome anche alla band musicale composta dai tre fratelli Marri e da alcuni amici, oggi soci e fondatori dell’Ente Non Profit. La musica resterà filo conduttore del progetto e accompagnerà i tre giorni del festival, affiancati da momenti di confronto e workshop.
A raccontare il progetto sono Giulio, Samuele e Francesco, tre tra gli ideatori della realtà F.A.M.O. L’incontro tra loro e Adisu News è avvenuto proprio nella falegnameria di famiglia, oggi sede dell’ente di promozione sociale: tra tavoli da lavoro e strumenti, il luogo in cui il festival ha iniziato a prendere forma ben prima di avere un programma e un palco.
«L’obbiettivo nel lungo termine del festival è quello di creare un appuntamento stabile nel territorio umbro, un punto di riferimento a livello culturale per la popolazione. Secondo noi un evento come il nostro non esiste ancora. Una visione dei festival diversa, meno commerciale e più sociale»
Queste parole prendono forma in un programma che alterna laboratori, musica e momenti di confronto. Più che una semplice successione di attività, nelle intenzioni degli organizzatori, Alturas Festival vuole essere un’occasione di partecipazione, capace di favorire l’incontro tra artisti, pubblico e territorio. L’obbiettivo, spiegano, è quello di dare vita a una «comunità di giovani che vogliono creare qualcosa di nuovo». Un’idea che, a loro dire, ha già iniziato a prendere forma attorno a loro in poco tempo. Entrando nella falegnameria che ospita la sede dell’associazione, la prima impressione è quella di un luogo in fermento. Tra banchi da falegname e attrezzi, il viavai di ragazzi e ragazze impegnati nell’organizzazione del festival sembra confermare che il progetto sta coinvolgendo sempre più persone. «Ci fa capire che la strada è quella giusta. È condivisa da altre persone e ci dà forza».
Al centro della loro idea non c’è soltanto l’organizzazione di un evento, ma anche il tentativo di creare uno spazio di relazione in un periodo che percepiscono sempre più segnato dall’isolamento.
«In una società che tende a isolare, vogliamo che la normalità sia condividere progetti e idee che permettano di crescere. Per noi F.A.M.O. è questo. Si sta perdendo questa dimensione in favore dell’isolamento e dell’individualismo. È un momento storico dove è bello investire in questi progetti»
«Sarà il test di F.A.M.O.»: Così Giulio Marri definisce la prima edizione di Alturas Festival. Per l’associazione, nata da pochi mesi, i tre giorni sul Monte Peglia rappresenteranno la prima vera prova sul campo. Un’occasione per capire se l’idea maturata tra le mura della falegnameria riuscirà a trasformarsi in un progetto capace di coinvolgere il territorio. Una sfida nella quale gli organizzatori hanno investito tempo, energia e risorse, trasformando una falegnameria di famiglia nel punto di partenza di un progetto che ora punta ad aprirsi al territorio.
La domanda da cui tutto è partito resta la stessa: è ancora possibile creare spazi in cui persone e linguaggi convivano senza etichette? A dare una prima risposta non saranno le intenzioni, ma il festival stesso. Organizzazione, partecipazione e risposta del pubblico diranno se Alturas Festival potrà diventare quell’appuntamento culturale stabile che i suoi ideatori immaginano.