I colori dell’anima: l’Arlesiana di Vagh Gogh
Di Giorgia Baruffa e Filippo Marozzi
Più di un secolo fa Van Gogh dipingeva l’Arlesiana, proprietaria del Café de la Gare di Arles, meta di artisti, tra i quali lo stesso pittore brabantino e l'amico Paul Gauguin. Madame Ginoux, questo il suo nome, è ritratta nell’abito delle donne di Arles: una veste blu, capelli raccolti e uno sguardo pensieroso, venato di malinconia.
Realizzato nel 1890, il dipinto è visibile alla Galleria Nazionale dell'Umbria, che ospita fino al 27 settembre la terza edizione di “Un capolavoro a Perugia”: il percorso realizzato come mostra dossier che quest’anno si sofferma sulla figura delle donne nel tempo e sull’attività degli artisti italiani a Parigi, “les italiens de Paris”.
Ma quanto è ancora attuale, per le nuove generazioni, la figura dell’artista fragile, tormentato e incompreso? E soprattutto, cosa può raccontare oggi Van Gogh a un giovane che si trova davanti alle sue opere, a più di un secolo di distanza?
È da questa domanda che parte la nostra conversazione con Veruska Picchiarelli, direttrice della Galleria, per capire se il mito de “l’artista maledetto” sia ancora capace di parlare ai ragazzi e sé, al di là della sofferenza che ha segnato la sua vita, sia possibile riconoscere nella sua pittura un messaggio diverso: quello della ricerca, della sensibilità, della capacità di trasformare il dolore e le inquietudini in qualcosa di creativo.
Che cosa comunica Van Gogh ai giovani che visitano la mostra?
Oggi, a più di un secolo dalla sua morte, il rischio è quello di ricordarlo come il “pittore maledetto”, dimenticando l’uomo, la sua ricerca artistica e la sua capacità di trasformare ciò che provava in colore e bellezza.
Di fronte alle sue opere, però, questa immagine sembra non bastare. I suoi dipinti continuano a parlare alle generazioni più giovani, forse perché spiega emozioni non di un’epoca precisa. La solitudine, l’inquietudine, il bisogno di essere compresi e di essere riconosciuti, la ricerca di bellezza e trovare un posto nel mondo.
È proprio questo suo sentire che si riflette nei mandorli in fiore, nei cieli stellati, nel volo dei corvi neri, negli iris e nei girasoli. Soggetti semplici, che Van Gogh trasfigura con la sua maestria, piegandoli alle sfumature del suo sentire, e che comunicano con forza la sostanza del nostro essere umani. «Quello che piace ai giovani, di Van Gogh, è proprio questa forza, questa carica immensa di sentimento in cui possono rispecchiarsi», ha aggiunto poi Veruska, confessandoci che secondo lei nessuna età, più della gioventù, permette di vivere le emozioni "all'ennesima potenza". Osservare un suo quadro è dunque un viaggio nella sua interiorità, ma allo stesso tempo nella nostra.
«Crescendo, poi, non sempre e non per tutti, si cerca piuttosto un equilibrio, mentre da giovani ce le viviamo tutte, nel bene e nel male, comprese le emozioni negative, che a volte non ci fanno crescere, ma altre volte ci maturano e ci arricchiscono.»
È anche per questo motivo, ci spiega la direttrice della Galleria, che gli appuntamenti estivi hanno visto la presenza di un pubblico giovane, attratto dalla vita po' bohémien di Van Gogh, nel cui anticonformismo trova un modello da analizzare, oltre che un capolavoro da ammirare. Van Gogh non ci ha consegnato una chiave di lettura, non sappiamo quali siano i pensieri che l’attraversano, ed è per questo motivo che ci affascina, perché ognuno può coglierci il proprio sentire. È questa impenetrabilità che fa della semplicità di Madame Ginoux un saggio di profondità psicologica ed emotiva.
Il modo di vedere la realtà di Van Gogh non è quindi universale e ce lo spiega direttamente lui, dicendoci che la realtà la si vede in base alle emozioni che si provano. La figura della donna viene modificata dall’occhio dell’artista e così noi stessi riflettiamo su quell’opera in un modo unico, affine solo a noi stessi. Per Umberto Eco la bellezza non è solo dell’oggetto rappresentato ma viene anche dal modo in cui viene contemplato. La bellezza dell’opera nasce proprio dall’incontro tra ciò che l’artista voleva esprimere e ciò che l’osservatore percepisce davanti al quadro.
Un quadro che chi scrive vi consiglia di incontrare.